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Lavoratori freelance in Italia: i vantaggi e gli svantaggi di avere la partita IVA Nuovo

Chi sono i lavoratori freelance in Italia e quali sono i vantaggi e gli svantaggi del lavorare con partita IVA. In attesa della legge sul lavoro autonomo.

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Fonte: notemodenesi.it

 

Con il termine "freelance" si intende un lavoratore autonomo, indipendente che offre prestazioni lavorative a clienti esterni. È una categoria molto variegata, che non ha confini ben precisi. Fanno parte di questa categoria liberi professionisti come avvocati, commercialisti ma anche braccianti agricoli, artisti, web master, web designer, ecc.

 

In Italia la percentuale di lavoratori freelance è la più alta d'Europa. Secondo i dati Eurostat 2015, i lavoratori freelance in Italia sono 3.450.900 ossia il 13,8 % della popolazione. Il 67,8% dei freelance in Italia sono uomini.

 

Il 14% dei freelance italiani è nella fascia 25-29 anni e oltre il 35% rientra sotto i 40 anni, una quota di più del 60% (circa 2,3 milioni) viaggia tra i 40 e i 64 anni di età. Con retribuzioni che, a volte, calano sotto i 10mila euro l'anno. (Fonte: Human capital report, indagine World economic forum).

 

Il dato percentuale è sopra sia la media europea (9,2%) sia sopra la media dell’area Euro (8,4%). La percentuale è più alta solo in Grecia (17,3%), in Romania (15,3%) e in Turchia (14%). Il Paese che ne ha meno è la Danimarca (4%). È un dato leggermente superiore alle medie dell’Unione Europea (65,6%) e dell’Area Euro (64,5%). In Svizzera invece le percentuali di uomini e donne freelance sono praticamente pari: 50,7% e 49,3%.

 

In particolare ciò che emerge dalle statistiche è che il 31,8 % non ha un'istruzione superiore, contro il 40,4% che invece la possiede e il 27,8% che ha una laurea o un titolo di studio più alto. In Europa invece i freelance diplomati si attestano al 45,5% contro il 31,7% dei laureati e il 22% senza diploma. Il Lussemburgo è il paese con il più alto livello di istruzione di freelance (57,4%) contro la Turchia che ha invece il 79,7% di lavoratori indipendenti di basso livello culturale.

 

Definire la categoria dei freelance è difficile. L'Eurostat parla di self employed persons without employees e cioè persone che svolgono lavori autonomi senza dipendenti.

 

È opportuno però far un distinguo: i lavoratori autonomi di prima generazione e quelli di seconda. I primi sono i professionisti che rientrano negli ordini, con un proprio albo. Un esempio sono gli avvocati e i giornalisti. I lavoratori autonomi di seconda generazione sono coloro che non sono iscritti ad un albo. Nati per far fronte agli sviluppi dell'economia e del mercato odierno, sono programmatori, web designer, grafici, ecc. È a loro che le associazioni e le cooperative di rappresentanza sono dedicate anche nell'ottica di una legge che li tuteli maggiormente.

 

Quali sono i vantaggi di lavorare con partita IVA in Italia?

 

Le caratteristiche comuni ai freelance risiedono nel modo di lavorare:


• flessibilità di orario e ferie decise in base alle proprie esigenze, senza imposizioni dall’alto;
• committenza varia;
• tendenza a lavorare a casa o in remoto.


Inoltre, a partire dal 2016, i giovani al di sotto dei 35 anni che vogliono aprire una partita IVA e decidere di lavorare come freelance possono avere una serie di agevolazioni.


Il regime forfettario prevede un’aliquota al 5% per i primi 5 anni che si stabilizza al 15% dal sesto anno di attività in poi. L'importo lordo annuale è stato fissato a 30.000 euro per gli autonomi e 50.000 euro per i commercianti.


Il contributo INPS passa dal 27,72% al 24% e i giovani under 35 e le donne avranno la possibilità di accedere ai finanziamenti a tasso zero per le loro imprese. Aprire la partita IVA non implica nessun costo se si svolge online grazie alla Comunicazione Unica del Registro delle Imprese. La stessa chiusura non prevede costi.

 

E gli svantaggi?

 

Gli svantaggi di aprire una partita IVA e decidere di lavorare in proprio sono molteplici. Innanzitutto la flessibilità lavorativa del lavoratore autonomo se da un lato vuol dire maggiore libertà di gestire il proprio tempo, dall'altro significa anche lavorare per più ore al giorno senza aver diritto a ferie e giorni di malattia.


Il guadagno inoltre finisce per il 30% all'INPS per ciò che riguarda l'iscrizione alla Gestione Separata che il lavoratore con partita IVA è tenuto a fare. Infatti, il lavoratore autonomo non ha una cassa previdenziale di riferimento. Il suo guadagno finale può arrivare anche al 50% del ricavo lordo.


In Italia, come confermano le statistiche di cui sopra, il lavoro autonomo sta diventando la prassi. A causa della mancanza di lavoro sia per i giovani che per i lavoratori che invece l'hanno perso; il freelance è diventato il nuovo lavoratore tipo. Tuttavia, in Italia, freelance è molto spesso sinonimo di lavoratore subordinato. Si finisce per lavorare per un unico committente che pone il lavoratore in un rapporto di subordinazione.

 

L'Italia ha la più alta percentuale di lavoratori autonomi non solo d'Europa ma anche del mondo. C'è il rischio sempre più crescente di sconfinare in rapporti di lavoro subordinati, il che non rispetta poi la stessa natura del lavoratore autonomo.
Inoltre la crisi ha favorito l'incremento dei lavoratori autonomi nella fascia di età che va dai 50 ai 64 anni. Essi sono aumentati di 200 mila unità in 10 anni, passando da 945 mila nel 2006 a 1,1 milione nel 2015.


I dati delle istituzioni internazionali ci dicono che negli ultimi anni è cresciuto il numero di lavoratori autonomi in conseguenza dei profondi cambiamenti economici e del mercato del lavoro (Eurostat 2015; Upwork & Freelance Union 2016). Non solo la crisi economica. Ma anche la digitalizzazione dell’economia ha dato impulso ad una nuova ondata di lavoro autonomo (Etui 2016).


Un'altra questione spinosa è la paga. Il lavoro flessibile paga poco. E'difficile stabilire dei livelli minimi di compenso per i lavoratori freelance a causa della poco omogeneità della categoria stessa e dalla mancanza di riferimenti normativi dedicati.

 

Quali tutele per i lavoratori autonomi?

 

Da un pò di anni ormai, si discute sulla possibilità di avere maggiori tutele e rappresentanza per la categoria dei lavoratori autonomi. In Europa e negli Stati Uniti esistono enti e associazioni che si occupano di tutelare i freelance.


In Europa, esiste l'EFIP (European Forum of Indipendent Professionals), ente nato nel 2010 con l’obiettivo di permettere la collaborazione tra le varie associazioni di lavoratori autonomi europei al fine di condurre ricerche in materia che possano essere di ausilio al legislatore europeo e di svolgere attività di lobbying presso le istituzioni europee.


Negli Stati Uniti, invece è presente la Freelance Union, che rappresenta il più grande ente (200 mila iscritti) di tutela dei lavoratori freelance americani. Essa garantisce prestazioni sanitarie grazie alle donazioni fatte dagli stessi freelance e donazioni esterne.


Numerose anche le associazioni europee come SMart-it e Bigre! La prima si occupa di tutelare la categoria dei creativi con una serie di servizi mutualistici. La seconda, che coinvolge i freelance di Francia e Belgio, garantisce aiuto nella gestione degli adempimenti fiscali, auto-finanziamento e tutela dei lavoratori intermittenti e indipendenti sulla base di una filosofia contraria alla politica neoliberista dell’“imprenditore di sé stesso”.


Oltre alle associazioni che rappresentano il lavoro freelance un altro strumento usato è la cooperativa. A fronte di una quota di iscrizione, ai lavoratori viene garantita tutta una serie di servizi.
In Italia tra le cooperative ricordiamo Zenart che si occupa di tutelare gli artisti. Uno dei problemi a cui fa fronte è la questione dei pagamenti e gli adempimenti contributivi e fiscali. Fornisce anche la gestione di eventi, attività di formazione in materia di sicurezza sul lavoro e convenzioni con enti assicurativi.


Da un pò di anni sono nate in Italia, associazioni che si occupano di rappresentare i lavoratori autonomi per ciò che riguarda il confronto con le istituzioni. La più famosa associazione è ACTA che è un'organizzazione indipendente di professionisti. Essa promuove il dialogo sui temi di welfare, fisco e diritti.
Anche le associazioni di categoria come la CGIL e la CISL si sono attivate per tutelare e rappresentare la categoria.

 

Cosa fa la legge per tutelare i freelance?

 

Dal punto di vista normativo, attualmente è in discussione alla Camera una legge che permette la tutela del lavoro autonomo. Il cosiddetto Jobs act autonomi, introduce importanti disposizioni in materia di welfare, formazione, appalti pubblici e transazioni commerciali.


Il disegno di legge è stato approvato alla Camera con 256 sì a marzo e dovrà tornare al Senato. Esso prevede tutta una serie di tutele, elencate qui di seguito:

 

  • Maternità: le lavoratrici potranno usufruire del trattamento di maternità a prescindere dall'astensione dall'attività lavorativa. La durata del congedo parentale sale da 3 a 6 mesi che potrà essere utilizzato fino al terzo anno di vita del bambino. Il tetto massimo del congedo resta sei mesi.
  • Malattia: in caso di malattia, infortunio e gravidanza se si svolge un'attività continuativa per il committente, il rapporto di lavoro non si estingue e può essere sospeso fino a 150 giorni. In caso di malattia o infortunio particolarmente gravi il versamento dei contributi e premi può essere sospeso fino a due anni.
  • Dis-Coll: da luglio la Dis-coll, 'indennità di disoccupazione per i collaboratori, anche a progetto, diventa strutturale, ed estesa ad assegnisti e dottorandi di ricerca con borsa di studio, a fronte di un incremento dell'aliquota contributiva dello 0,51 %.
  • Smart working: è "modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato" stabilita mediante accordo tra le parti, caratterizzata dall'utilizzo di strumenti tecnologici, eseguito in parte all'interno dell'azienda in parte all'esterno. L'accordo scritto tra impresa e lavoratore disciplinerà anche i tempi di riposo. Il trattamento economico e normativo riconosciuto al lavoratore in modalità agile non dovrà essere inferiore a quello applicato ai colleghi che svolgono le stesse mansioni all'interno dell'impresa.
  • Formazione: sono totalmente deducibili fino a 10mila euro annui le spese sostenute corsi di formazione o aggiornamento, iscrizione a master, convegni e congressi. Deducibilità totale con un tetto di 5mila euro delle spese per servizi di certificazione delle competenze, orientamento, sostegno all'autoimprenditorialità.
  • Appalti: le pubbliche amministrazioni possono promuovere la partecipazione degli autonomi agli appalti pubblici o ai bandi per l'assegnazione di incarichi individuali di consulenza o ricerca. Per l'accesso ai piani regionali e nazionali a valere sui Fondi strutturali europei i lavoratori autonomi sono equiparati alle Pmi.
  • Pagamenti: più tutele nelle transazioni commerciali e contro i ritardi nei pagamenti. Diventano abusive le clausole che concordano termini di pagamento superiori a 60 giorni dalla consegna della fattura al cliente. (Fonte: Italiaoggi.it)

 

Laura Maiellaro 4.3 1 feedback Pubblicista
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