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Abolizione dei Voucher: quali alternative al lavoro accessorio? Nuovo

Il decreto legge n.25/2017 del 17 marzo ha abolito i Voucher. Scopriamo quali sono al momento le possibili alternative di lavoro occasionale.

 

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La disciplina dei Voucher Lavoro è stata abolita con Il decreto legge n. 25/2017 pubblicato in Gazzetta Ufficiale venerdì 17 marzo 2017 ed è entrata in vigore lo stesso giorno. Tuttavia, è ancora possibile utilizzare i Voucher fino al 31 dicembre 2017, purchè acquistati prima del 17 marzo.

 

Ma cosa sono i voucher e cosa implica la loro abolizione?

 

I Voucher sono lo strumento introdotto dalla Legge Biagi D.Lgs 276/2003 per regolare i cosiddetti rapporti di "lavoro accessorio". Essi nascono con lo scopo di legalizzare prestazioni di lavoro che solitamente venivano svolte "in nero", con un limite di reddito percepibile. La retribuzione avveniva attraverso buoni lavoro, chiamati anche Voucher, erogati dall'INPS.

 

Quali sono le possibili alternative al lavoro accessorio?

 

Con la loro abolizione, si apre l'incognita del lavoro accessorio. Al momento non esiste ancora una valida alternativa all'utilizzo dei Voucher lavoro. Alcune soluzioni, seppure con dei limiti, possono ovviare al problema.

 

Il Lavoro intermittente

 

Una tra queste è il Lavoro intermittente. Il Il D.lgs. 81/2015 ha riscritto la normativa relativa al lavoro intermittente. Si parla di lavoro intermittente, il contratto a tempo determinato o indeterminato mediante il quale il lavoratore offre una prestazione lavorativa a carattere non continuativo.

 

E' possibile utilizzare il contratto di lavoro intermittente anche per "periodi di durata significativa" a patto che siano "intervallati da una o più interruzioni" in quanto la durata della prestazione lavorativa e quella del contratto non devono coincidere.

 

Il lavoro intermittente può essere svolto:

 

  • Da soggetti con meno di 24 anni di età e fino al compimento del 25 anno di età, indipendentemente dal tipo di attività svolta anche al di fuori delle ipotesi previste dai CCNL.
  • Da soggetti con più di 55 anni di età, indipendentemente dal tipo di attività svolta anche al di fuori delle ipotesi previste dai CCNL.
  • Nel limite massimo di 400 giornate nell'arco di tre anni per ciascun lavoratore con medesimo datore di lavoro,a prescindere dal numero di contratti o dagli stacchi tra un contratto e l’altro. 
  • Le 400 giornate non sono valide nei settori del turismo, i pubblici esercizi e lo spettacolo.
  • Il datore di lavoro deve comunicare la durata della prestazione lavorativa accessoria alla Direzione Territoriale del Lavoro competente. La mancata comunicazione o la violazione degli obblighi di comunicazione sono puniti con una sanzione amministrativa che va da un minimo di 400 euro fino ad un massimo di 36.000 euro per ogni lavoratore.

 

La collaborazione occasionale

 

Il D.lgs n.81 del 2015 ha messo fine all'era delle collaborazioni a progetto. Le uniche collaborazioni di lavoro occasionale che possono essere fruite sono quelle stipulate tra lavoratori senza partita IVA e datori di lavoro. Gli obblighi da rispettare sono:

 

  • Durata della prestazione non superiore ai 30 giorni all'interno di un anno solare.
  • Durata non superiore alle 24 ore annue nel caso si tratti di attività di cura e assistenza alla persona.
  • Reddito percepibile non superiore a 5.000 euro annui.

 

Il Lavoro autonomo occasionale

 

Questa tipologia di contratto non ha limitazioni dal punto di vista temporale e di reddito. Il lavoro autonomo occasionale viene svolto da professionisti ed è retribuito con ritenuta d'acconto. Le aliquote variano a seconda del tipo di lavoro svolto.

 

Fonte: fiscoetasse.com

Laura Maiellaro 4.3 1 feedback Pubblicista
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