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Contratto a progetto o Tempo determinato ? Attivo
Salve,
avrei bisogno di un'informazione oggi ho fatto un colloquio di lavoro presso un'azienda di informatica e mi è stato proposto un contratto a progetto per un'attiva di sviluppo. Mi chiedevo ma le nuove linee guida non prevedono che i contratti a progetto siano applicabili solo per attività non core dell'azienda? mi fate sapere se per me è un vantaggio o uno svantaggio rispetto al contratto a tempo determinato, visto che andrei a percepire qualcosa in più con il contratto a progetto.
Grazie in anticipo.
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Risposta N. 1
Voti: 2
Rosaria Soriano 3.3 2 feedback Avvocato Giuslavorista
Gent.mo buonasera,
in risposta al Suo quesito, premesso che per poter fornire una risposta completa e quanto più aderente al caso concreto, occorrerebbe avere più informazioni, verificare la bozza del contratto che eventualmente Le sottoporranno e verificare eventualmente anche la Sua posizione contributiva, Le espongo qui di seguito le mie primissime osservazioni.
La recente normativa esclude che il ricorso al contratto a progetto per lo svolgimento di “compiti meramente esecutivi o ripetitivi”.
Il Ministero del lavoro, con una recente circolare, ha chiarito, inoltre, che "Il progetto, pur potendo stare nel ciclo produttivo dell'impresa ed in attività che rientrano nel core business aziendale deve essere caratterizzato da un’autonomia di contenuti ed obiettivi".
Ai fini della legittimità del contratto occorre anche che il progetto sia legato ad un risultato finale chiaro e verificabile. Il risultato da conseguire, che va indicato nel progetto, infatti, "costituisce parte integrante del progetto nonché elemento necessario ai fini della sua validità".
Rimane comunque esclusa la possibilità di attivare contratti a progetto per mansioni e attività esecutive cioè di "mera attuazione di quanto di volta in volta impartito dal committente" oppure compiti "ripetitivi in cui non siano lasciati margini di autonomia anche operativa al collaboratore".
Nel caso sottoposto alla mia attenzione, fermo restando che rimarrebbe rilevante verificare anche le modalità di esplicazione dell’attività lavorativa, in linea generale, a mio avviso, l’attività di sviluppo risulta difficilmente compatibile con la tipologia contrattuale del contratto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto, atteso che, molto spesso, tali attività vengono svolte con le modalità del lavoro subordinato (ad es. con precise direttive, orari di lavoro ecc…).
Quanto alle differenze tra il contratto a tempo determinato e il contratto a progetto, fermo restando che in entrambi i casi, qualora mancassero i requisiti di legittimità previsti dalla normativa di riferimento, sarebbe possibile rivendicare l’instaurazione (conversione) di un rapporto subordinato a tempo indeterminato sin dall’inizio, occorre tenere a mente che la disciplina applicabile è completamente diversa: nel caso di rapporto a progetto vigono le regole di cui al D.lgs. 276/2003, nel caso del rapporto a termine il rapporto è regolato dalle norme previste per i rapporti di lavoro subordinato comprese le norme del CCNL di riferimento. In particolare, alle due tipologie contrattuali si applicano tutele diverse anche in materia di cessazione del rapporto (licenziamento/recesso) e diverse norme in materia di previdenza.
Fermo restando che le Parti dovrebbero orientare la loro scelta (tra il contratto a progetto e quello a termine), in primis, in base alle modalità di esplicazione dell’attività lavorativa del rapporto di lavoro che si desidera instaurare e degli altri requisiti di legge, non è, comunque, possibile in assoluto stabilire un criterio di “convenienza” dell’una tipologia rispetto all’altra. In buona sostanza, tenuto conto che, in ogni caso, Lei avrebbe comunque modo di rivendicare la conversione del rapporto di lavoro indipendentemente dalla denominazione formale che oggi verrà data al contratto, la scelta potrà dipendere dalle Sue esigenze complessive e da un esame complessivo della situazione (necessità o meno di lavorare in autonomia, aspetti contributivi, tutele richieste, ecc …).
Nella speranza di esserLe stata utile, rimango a Sua disposizione qualora dovesse avere necessità di ulteriori approfondimenti.
Cordiali saluti.
Rosaria Soriano
Risposta N. 2
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Michele Nasti 2.0 0 feedback Sviluppatore Software
Parlo da lavoratore.
Le aziende non si fanno scrupoli a usare il co.co.pro come un modo per risparmiare e il contratto a progetto è tale solo sulla carta.
Il co.co.pro (progetto) ha una sola differenza con il lavoro nero: ci paghi le tasse. Poi non hai nessuna garanzia: niente disoccupazione, niente diritti, niente tutele, niente maternità/paternità, niente malattia, nessun obbligo di preavviso in caso di licenziamento, niente trecidesime, niente tfr. Nel contratto a tempo determinato o indeterminato ci sono tutte queste cose, che a ben pensarci alcune sono ANACRONISTICHE (infatti mi fanno pensare agli operai degli anni 60 che lavorano nelle fabbriche FIAT). Quindi? Il co.co.pro è da preferire SOLO se non vuoi una cosa stabile, e soprattutto se vuoi avere (e sai avere) il coltello dalla parte del manico quando tratti con le aziende. L'idea è: se loro ti possono mandare via in qualunque momento, anche tu te ne puoi andare in qualunque momento. Inoltre, proprio perchè col tempo indeterminato per avere 1300 € al mese l'azienda paga qualcosa come 24.000 euro all'anno lordi, non avere paura a richiedere la stessa cifra o di più.
Altro trucco: due mesi prima che scade il contratto inizia a cercare altro, così che se ti propongono un rinnovo alle stessi condizioni sei libero di rifiutare per qualcosa di più vantaggioso.
In bocca al lupo.
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